Se sei un turista in Botswana e non esplori il Delta dell’Okavango, ti perdi una delle esperienze più uniche e suggestive del paese! Attraversare le acque cristalline e ammirare la flora e fauna incredibili di questo luogo è un’esperienza indimenticabile. L’Okavango è un must-see per chi vuole vivere appieno il fascino di questo paese africano!
La nostra prossima destinazione appunto è il meraviglioso Delta dell’Okavango, ma prima ci immergeremo nel cuore del deserto del Kalahari per una mezza giornata di scoperta. Qui avremo l’opportunità di conoscere i San, noti anche come Boscimani, un popolo antico e affascinante che vive in armonia con la natura da millenni. Purtroppo, la loro cultura e tradizione sono minacciate di estinzione, ma grazie a guide come la nostra, che è un San lui stesso, possiamo ancora imparare da loro. La nostra guida ha appreso le antiche tradizioni da un anziano San e parla ben 5 lingue africane, tra cui il Naru, la lingua dei San, caratterizzata da suoni unici prodotti non solo dalle corde vocali, ma dall’abile uso della lingua sul palato. Un’esperienza unica e indimenticabile che ci permetterà di entrare in contatto con una cultura millenaria e di apprezzarne la ricchezza e la bellezza.
Ci troviamo di fronte a un gruppo di 5-6 uomini e donne San, giovani e anziani, che si presentano con i loro nomi e noi li ripetiamo con rispetto. Siamo immersi in un’atmosfera quasi surreale, come se fossimo sul set di un film, con i San vestiti e truccati con cura, pronti a condividere con noi la loro vita nel bosco.
Mentre li seguiamo nella foresta, la nostra guida San ci mostra le piante che sono vitali per la loro sopravvivenza. Ci insegna quali piante usare per ripararsi dalle zanzare, quali per proteggersi dalla malaria e quali per curare la diarrea. Ci mostra come cacciano con abilità e precisione, come accendono il fuoco per ripararsi e come si lavano con prodotti naturali.
Assistiamo anche alla creazione di abiti ricavati dal pellame degli animali, che i San indossano con orgoglio. Mentre il tramonto si staglia sullo sfondo, i San ci ringraziano per essere venuti a visitarli, e noi ci sentiamo onorati di aver potuto condividere questo momento con loro. È un’esperienza unica e indimenticabile, che ci lascia con un senso di rispetto e ammirazione per questa cultura antica e affascinante.
La nottata la passiamo presso un lodge scenico e per la prima volta con il wifi in stanza, non solo nella zona bar o reception. L’unica pecca è il bagno all’aperto quindi con volatili notturni che svolazzano e ragni che ti fanno compagnia mentre fai la doccia.
Il giorno seguente partiamo per altro lodge, Island Safaris che affianca un fiume dove si abbeverano elefanti, zebre, kudu ecc mentre tu umano, prendi l’aperitivo a bordo piscina godendoti lo spettacolo. Il lodge si trova vicino alla città di Maun, hub importante per il turismo quindi abbastanza sviluppata anche se la vista lascia a desiderare. Nella mente degli occidentali le città sono come quelle che abbiamo visto nel sud, per esempio la città del di Swapokmund, ben sviluppata a livello d’edifici e organizzazione. La città di Maun è costruita da baracche per lo più, strade malmesse e pochi edifici ma è considerata una vera e propria città.
Mi sento abbastanza esausta fisicamente e il corpo ha bisogno di riposo. Siamo al sedicesimo giorno di viaggio, abbiamo attraversato 3 paesi, percorso quasi 4000 km con il Truck, sveglie all’alba, mattinate e serate fredde e il caldo cocente di giorno, credo che il corpo stia dando segnali di riposo. Per fortuna abbiamo tempo libero di pomeriggio e mi metto a dormire per quasi due ore recuperando il recuperabile. Dopo il meritato riposo, prendo un Thé sulle sponde del fiume ma sono 18.30 e gli animali si sono già abbeverati una mezz’oretta prima del mio arrivo. Niente, mi rammarico e mi godo il fiume vuoto, che comunque regala uno spettacolo meraviglioso.
Si cena nel ristoranti del lodge con una bella zuppa per stare leggera. Sveglia all’alba e partiamo per Okavango.
Dopo aver attraversato un pezzo di strada cementata per un oretta, il Truck attraversa lo sterrato nei boschi per 2 ore e ci fermiamo a una specie di stazione dove una squadra di uomini e donne locali ci porterà nel campsite attraversando il fiume Okavango delta. Ci sediamo a due a due nei mokoro, barchette lunghe di plastica remate da una persona ciascuno. Ci posizioniamo e via ad attraversare il fiume tra erba, siepi, piante acquatiche, fiori di loto, uccellini di razze varie e ippopotami a distanza. Lo scenario è meraviglioso e sembra di entrare in un luogo dove far pace con la terra e scusarti per non prendertene cura abbastanza. Gli uomini che remano, vivono con le loro famiglie nella zona di Okavango ed aiutano i turisti a conoscerla tramite camminate e crociere sul mokoro al tramonto. Arrivati al campsite vediamo le nostre tende e un fuoco che dovrebbe rimanere acceso 24 ore su 24 ma le due giornate che dobbiamo passare sul camp sono parecchio ventose.
Il primo giorno, facciamo la passeggiata insieme a Dickson, il leader del gruppo che ci porta a vedere gli animali per circa 2 ore. Ci spiega le diverse tipologie di feci degli animali, impronte e piante masticate o territori marcati ma degli animali neanche l’ombra. Alla fine della passeggiata riusciamo a scorgere degli ippopotami che nuotano al tramonto nel delta. Ci accontentiamo e andiamo al campsite per cenare di fronte al fuoco e dormire nella tenda. Dickson propone di svegliarci alle 6 per poter fare la passeggiata e avvistare gli animali di mattina presto. Ci accordiamo per iniziare la passeggiata alle 6.30.
Dickson con i suoi passi lenti ma precisi ci guida sull’isola in maniera sapiente. Ci ha messi in un unica fila, in modo da seguire sempre i suoi passi, non cadere in nessuna buca scavata da qualche animale e per essere più ordinati nel caso avvistassimo animali. La camminata mattutina ci regala giraffe in vista, antilopi, ippopotami fuori dall’acqua, aquile, impala ecc. Un incontro tuttavia blocca Dickson, che sussulta e si ferma indietreggiando mentre urla “Go back, back off” (Andate indietro, Via dietro). Scorgo di fronte e vedo un bufalo che ci osserva, poco più di 10 metri. Troppo vicino, troppo pericoloso. Il bufalo africano è uno dei big five e uno di quelli che uccide con ferocia senza dare segnali d’avvertimento.
Fato vuole che il bufalo sente i nostri passi, si alza dell’erba alta per mostrarsi con le sue belle corna lucide, e senza una mossa ci dice di andare via dal suo territorio. La fila indietreggia e seguendo Dickson cambiamo strada fino a ritornare al camp con i passi che sembrano quasi meditativi.
Una totale immersione nella natura selvaggia è la più pura e la più naturale delle terapie, la migliore di tutte, non hai da fare null’altro che essere lì. La visione e i suoni sono il rimedio per l’anima, mentre i profumi delle siepi africane sono l’aromaterapia originale della natura. Respiro profondamente mentre camminiamo, e so di sentirmi bene, sono guarita dalla stanchezza. Non ci voleva altro che una passeggiata o due nella natura.







