Desert Camp Sesriem

È la volta di Walvis bay, un’altra città costiera dove ci fermiamo la mattina presto per osservare dei fenicotteri. Purtroppo sono parecchio in lontananza ed anche con il binocolo li vediamo grigiastri tranne quelli che volano, che aprendo le ali mostrano un colore rosa intenso.

Qualche scatto e via verso Sesriem, in un lodge nel deserto. Durante il percorso vediamo delle montagne meravigliose, tipiche dei panorami namibiani, quindi è d’obbligo fermarci a scattare le foto. Durante uno dei stop, Fundi ci mostra un alberello strano, simbolo della Namibia, giallastro sul tronco e a forma di bouquet. I suoi rami spessi venivano usati dai cacciatori per inserirvi le frecce.

Sesriem è famosa per il canyon e il paese vicino Souvlei per le dune altissime del deserto. Abbiamo la sveglia la mattina seguente alle 5 per andare a visitare tutto ciò, quando si rompe il Truck, probabilmente distrutto dalle strade namibiane non propriamente costruite e dai sbalzi di temperatura degli ultimi giorni, che il motore non regge.

Dopo aver fatto colazione ci dicono di ritornare nelle stanze per aspettare un altro transfer e continuare la nostra avventura. Finalmente partiamo alle 8 prima per vedere “Deadvlei”, dead valley, un centinaio di alberi secolari senza fogliame, circondati dalle dune che sopravvivono senza decomposizione. Stanno ai piedi della grande duna famosa, il big daddy. Vediamo delle figure minuscole scalare la duna e 4, 5 figure in cima. Le nostre guide hanno deciso di portarci a scalare la Duna numero 45, molto piu piccola in altezza rispetto al gigante big daddy, nominata a seconda della conta delle dune. È una delle dune più fotografate, per via dei paesaggi che offre dall’alto. Decido di scalarla, insieme ad altri del gruppo. Tempo 20 minuti e sono in alto senza problemi, il segreto è seguire le orme dei scalatori che stanno di fronte, vedo in basso e non ho senso di vertigine, vedo un paesaggio fiabesco, altre dune di fronte, natura incontaminata che sembra spalmata da mani divine.

Le dune sono il risultato dell’accumulo di vento e sabbia per millenni e millenni. È incredibile come il risultato sia un cumulo perfetto di monti di sabbia, uno vicino all’altro che regalano uno spettacolo senza imperfezioni. Sù in alto, il caldo è meno percepibile e soffia una brezza piacevole. La discesa è chiaramente meno faticosa e più divertente. Svuoto le scarpe piene di sabbia sia quando arrivo in cima che una volta scesa.

Prossima tappa, il canyon. Bello per una passeggiata ma il caldo comincia a farsi sentire quindi una camminata molto veloce per osservare il canyon, scatti rapidi e via verso il lodge a pranzare molto tardi e a tuffarci in piscina nell’acqua gelida ma piacevole per il corpo.

L’indomani partiamo per Windhoek, la capitale della Namibia. Chiamata così perché ricorda una finestra, window…

Il Truck è ancora in panne quindi decidiamo di partire con un altro transfer. Io mi metto in una angolo in fondo e durante il primo tragitto di 2 ore, entra la polvere dai finestrini che mi sommerge dalla testa ai piedi. Chiaramente tutto il van è pieno di polvere all’interno ma il mio posto è invaso, come lo sono io dalla testa ai piedi. Quando ci fermiamo, chiedo a Sufisi di provvedere a una soluzione e mi scambio di posto con lui, che è seduto di fronte, sul sedile del passeggero. L’autista cerca di tappare i finestrini con lo scotch mentre facciamo pausa. Sono inconvenienti africani ma cerchiamo di sopravvivere senza morire soffocati dalla polvere della terra.