Leggere è una delle passioni della ragazza.
Leggeva molto in biblioteca, libri a caso che parlassero d’amore, romanzi, riviste, giornali, dizionario per poter migliorare l’italiano che sapeva non esser perfetto. Era facile commettere errori nella pronuncia e se ne accorgeva da come non poteva ribattere in classe agli insulti da parte di qualche compagna di classe. Le mancava la sicurezza nel difendersi e il linguaggio era un’arma ancora a suo sfavore. I tempi verbali, la pronuncia corretta, gli accenti ai posti giusti, voleva litigare in maniera pulita senza che dovesse ripensare a quello che avesse detto. Doveva essere un litigio sensato. Ci vuole coraggio e fiducia anche per difendersi e soprattutto per evitare d’essere violenti. La violenza non avrebbe risolto nulla, sarebbe stata energia sprecata e Jasmine non avrebbe imparato nulla a livello linguistico e verbale.
Almeno due volte a settimana si recava nella biblioteca del paese e vi passava delle ore a leggere e curiosare. Ma il padre non ne era molto felice e allora la faceva accompagnare da almeno uno dei due figli maschi.
“Uno di voi due la deve accompagnare in biblioteca. Non ci deve andare da sola, assolutamente!”
I fratelli si erano messi d’accordo su come comportarsi. La recita era quella di uscire da casa insieme per poi separarvisi appena un po’ più in là di quattro o cinque vie ed ognuno si dirigeva per la propria strada, chi in biblioteca, chi in oratorio, chi al parco. Pal aveva totale fiducia nei figli maschi che veniva costantemente tradita. Questi ultimi non comprendevano e consideravano inutile una tale ossessione e protezione eccessiva nei confronti della figlia. Sapevano che lei non sarebbe andata altrove che in biblioteca e così di fatto era!
A scuola all’avvicinarsi delle vacanze estive l’insegnante d’italiano consigliava solitamente cinque o sei libri da leggere come compito estivo e farvi un riassunto. Uno di questi titoli era FAUSTO ED ANNA di Carlo Cassola. Jasmine l’aveva ordinato in biblioteca ed aveva aspettato qualche giorno prima che arrivasse. Se l’era portato a casa ed aveva cominciato a leggerlo. Era un bel libro, facile da leggere, in un italiano per nulla difficile o forse Jasmine aveva cominciato ad acquisire e migliorare il proprio lessico. Le sembrava di vivere in quel mondo degli anni Quaranta. Si tuffava nel libro e dimenticava d’essere in una prigione di casa da dove le serviva costantemente il permesso per uscire e respirare.
Una sera dopo cena si era messa nel salotto in un angolo a leggere quelle pagine mentre la madre Harjit le si para davanti e con la forza di una tigre le sottrae il libro dalle mani. Con la grazia di una scolaretta e il sospetto di una suora aveva cominciato a sfogliare le pagine scritte in italiano. Lanciando uno sguardo a Jasmine ormai rimasta con le mani vuote e ferme le domanda
“Di cosa parla questo libro?”
“E’ un libro che mi ha consigliato l’insegnante a scuola. Lo devo leggere per le vacanze!” risponde balbettando.
“Ah sì?” ritorna alla copertina “Fusto e En-na”
“Fausto e Anna”
“E sei sicura che non sia un libro osceno?”
“No mummy ji, parla della guerra!”
“Ah”, e ritorna a sfogliare le pagine tentando di captare qualche parola che potesse essere immorale o indecente sapendo bene di non essere in grado. L’italiano di Harjit si componeva di quattro frasi basilari di sopravvivenza ma incutere terrore nei figli per i genitori indiani è legge.
“Bene, stai attenta!” e glielo ripone nelle mani mentre indietreggia e si volta coprendosi le spalle con lo scialle di lana.
Jasmine accenna un leggero sorriso e ringrazia il cielo che la madre ancora non sia in grado di capire completamente la lingua altrimenti di sicuro avrebbe passato dei guai grossi. Il cuore le batteva all’impazzata perché aveva appena finito di leggere la scena del bacio tra i due.