Sono in Madagascar, finalmente. Ho voluto venirci da quando ho sentito parlare di Stefano Scaringella: un uomo rivoluzionario.
La sua è una missione di vita: salvare delle piccole vite, offrendogli una dimora, del cibo, una famiglia dove ci sia amore e istruzione obbligatoria.
Atterrata a Nosy be, attendo in fila per i controlli alla dogana quando vedo un cartello bianco con una scritta in rosso: NAV, tenuto in mano da Stefano.
“Eccomi, sono io” e avanzo felice e assonnata verso di lui. Recuperato il bagaglio e usciti fuori dall’aereoporto, ci attende una macchina per portarci al traghetto, che ci porta ad un camioncino guidato da Djob, il quale ci porta a la maison des enfants. Appena uscita dal camioncino una pioggia di piccoli esserini mi pervade di domande e amore: “comment tu t’appelles, comment tu t’appelles?” Piccole mani che stringono le mie e mi accolgono portandomi da gran mère: una nonnina di 72 anni, ex medico che aiuta Stefano nella gestione delle bambine e dei bambini. Felice della mia visita, mi abbraccia e ci mettiamo a tavola per il pranzo assieme a Stefano. Più tardi ci raggiungono 2 conoscenti di gran mère: il nipotino e la moglie. Il nipotino è solito ad aiutare Stefano con le faccende dell’informatica. La tavola propone riso, verdure bollite, mango e cipolla, pollo e per finire l’ananas. Tutto biologico.
Durante il tragitto faccio mille domande a Stefano e gli racconto qualcosina di me. La modalità di vivere la sua vita con una certa filosofia mi piace molto: “Ognuno dev’essere libero di fare ciò che vuole della propria vita, le costrizioni soffocano la nostra natura. Lo sradicamento forzato delle vite da un paese all’altro porta delle conseguenze pesanti e vorrei che le bambine e i bambini di cui mi occupo, vivano e crescano sereni nel loro paese natìo.”
“Sono un ex prete missionario ma ho abbandonato la religione per dedicarmi a ciò che richiede la mia umanità. Da sempre ho desiderato fare del bene e da sempre so che l’avrei fatto in Africa. Sono felice di vivere in Madagascar da 40 anni e non desidero andare altrove. Parlo malgascio, la lingua tipica del Madagascar, ho la doppia cittadinanza: del Madagascar e dell’Italia. Sono felice di occuparmi dei miei piccoli, in maggioranza bambine: 170 in totale di cui 35 maschietti. Hanno bisogno di una carezza, di un abbraccio, dell’amore che non hanno conosciuto non avendo i genitori. Io sono qui e felicissimo di esserci per loro.”
Occhi felici, fare delicato, intuizione sveglia, gentilezza e amore è ciò che rappresenta Stefano Scaringella. “Stefano, chiamami Stefano.”
La struttura ospita anche 3 neonati: 2 bambine e 1 bambino, recuperati nelle prigioni dalle madri incarcerate. Gran mère, Felicitè, se ne occupa con molta cura, dormendo assieme a loro e istruendo le ragazze più grandi su come trattarli.
La sera è costellata dai piccoli che si scatenano in danze con il ritmo naturale che portano nel sangue, a suon di musiche africane e latine. Il luogo creato da Stefano regala gioia, vita e amore per chi ne avesse scarso nella propria vita.
Vedere i piccoli aiutarsi a vicenda, amarsi e gioire della sicurezza e protezione di Maison des enfants è un’esperienza intensa. Ho una settimana per farne scorta e poi sicuramente è un posticino dove sicuramente tornerò.





